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Attacco hacker all’ENAC, la lezione da imparare per tutte le aziende

Deve fare riflettere tutte le aziende l’attacco cyber ora subito dall’ENAC (l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile): questo tipo di minaccia è sempre più frequente e in grado di fare danni con grande rapidità.

Ciò che sappiamo è che dallo scorso 10 luglio il sito web dell’ENAC è irraggiungibile a causa di un attacco hacker ai sistemi informatici che non è stato ancora rivendicato. Risulterebbe inoltre bloccato il sistema di posta elettronica interno e sarebbero stati danneggiati alcuni archivi digitali.

Gli esperti di sicurezza dell’Ente sono già al lavoro per ripristinare al più presto la piena funzionalità dei sistemi. In una nota ufficiale, l’ENAC precisa che “sulla base di quanto emerso nel corso delle attività di ripristino avviate nell’immediato, non sono stati sottratti dati. I dati contenuti nel sistemi informatici dell’Ente sono, in ogni caso, salvaguardati in un sistema di backup”, puntualizzando di aver “tempestivamente messo in atto tutti gli interventi tecnici necessari a ripristinare, nel minor tempo possibile, la piena operatività dei sistemi e delle infrastrutture informatiche dell’ente”.

Nel frattempo, su quanto accaduto, è stata già presentata una denuncia alla Procura della Repubblica e al Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche in quanto l’ENAC, controllato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è considerato proprio un’infrastruttura critica del Paese.

I dettagli dell’attacco hacker

Da quanto trapelato finora, e leggendo tra le righe del comunicato ufficiale diramato a mezzo stampa, a colpire i sistemi informatici dell’ENAC sarebbe stato un ransomware di cui però non si hanno finora ulteriori dettagli ma che, probabilmente, non avrebbe creato danni irreparabili proprio grazie ai backup di dati configurato dal reparto IT dell’ente.

Il ransomware rappresenta oggi una minaccia ben nota, che si infiltra silenziosamente nelle aziende per poi bloccare i file in modo incredibilmente rapido. Nel 2017 il ransomware WannaCry ha spianato la strada agli aggressori che hanno scagliato attacchi così rapidi da non lasciare ai team di sicurezza nemmeno il tempo di reagire. È quello che pare sia successo anche ad ENAC: un attacco diffuso a una velocità straordinaria.

Si tratta dunque di un attacco che potrebbe avere risvolti importanti anche perché alcune delle comunicazioni gestite dall’ENAC sono classificate come segreti della Nato, l’Alleanza atlantica.
L’Ente, comunque, non conserva dati personali dei passeggeri che utilizzano il trasporto aereo, ma solo dati di traffico complessivi, relativi al numero dei passeggeri che transitano negli aeroporti nazionali. Nella nota rilasciata alla stampa si evidenzia, inoltre, “che il sistema di gestione della documentazione classificata NatoUEO gira su un sistema separato che non è in rete e non è stato oggetto di attacco. Non ci sono conseguenze nemmeno per l’operatività degli aeroporti che l’Ente ha in gestione diretta”.

“L’ENAC, in contatto con le autorità di riferimento per gli attacchi di pirateria informatica, sta continuando le azioni di ripristino per garantire al più presto la ripresa dello svolgimento del servizio pubblico reso attraverso le attività proprie dell’Ente e dei suoi dipendenti”, conclude la nota.

Quale lezione per tutte le aziende?

L’attacco hacker subito in queste ore dall’ENAC è l’occasione per fare il punto sui sistemi di protezione delle infrastrutture critiche del nostro Paese.

Nicola Vanin, Data Governance & Information Security Senior Manager, fa infatti notare che “l’aviazione è un’azienda che si basa essenzialmente su un’immensa infrastruttura IT che richiede competenze specialistiche per funzionare in modo efficace. Questo perché, oltre a utilizzare l’IT tradizionale, gli aeroporti in genere funzionano con la tecnologia operativa SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition) per supportare i servizi chiave come l’illuminazione delle piste e le utility”.

Secondo l’analista, “tutto deve essere fatto per limitare la minaccia e rendere il più difficile possibile per gli aggressori la violazione dei sistemi di sicurezza dell’organizzazione. Non è possibile raggiungere questo obiettivo senza investire in team IT e in team OT che lavorano insieme sulla sicurezza informatica”.

Sarebbe un errore sottovalutare il potenziale impatto di questo attacco, continua ancora Mariana Pereira di Darktrace: “l’impossibilità di accedere ai dati di chi ha preso un volo aereo da o verso il Paese è grave, perché potrebbe ripercuotersi negativamente su importanti indagini di polizia e sulla protezione della salute, proprio nel momento in cui le principali compagnie di volo e l’industria del turismo stessa sta riprendendo le attività”.

Sempre più spesso i team di sicurezza vengono battuti sul tempo da attacchi automatizzati come questo, ed è per questo motivo che si rivolgono all’Intelligenza Artificiale per rispondere istantaneamente quando vengono colpiti.

“I nostri clienti che operano nel settore delle infrastrutture critiche di tutto il mondo vengono regolarmente allertati dai propri Governi su come questa tipologia di attacco sia sempre più utilizzata dagli aggressori, siano essi cybercriminali alla ricerca di un riscatto, Nation-state hackers o aspiranti hacktivisti, tutti molto consapevoli delle conseguenze enormi che possono scatenare”, spiega la Pereira.

“Nelle ultime settimane l’ENAC ha elaborato norme e regolamenti per la riapertura dei viaggi sicuri da e per l’Italia. I cybercriminali alla ricerca di facili guadagni sono coscienti del fatto che enti di questo tipo non possono permettersi l’inattività dei sistemi in un momento come questo. La sicurezza cyber non è un problema risolvibile, oggi però disponiamo di tecnologie all’avanguardia che consentono alle organizzazioni di non dover per forza fermare i sistemi quando, vittime di un attacco come questo, viene richiesto loro un riscatto”, conclude l’esperta.

 

Fonte: CyberSecurity360