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Vendita online di farmaci, quando è lecita e quando è reato

L’operazione dei Nas che ha oscurato undici siti in cui si effettuava la vendita online di farmaci vietati o per cui è prevista la ricetta medica, ha posto in evidenza un tema che nell’epoca della pandemia da Covid-19 risulta di grande rilievo, ossia l’e-commerce farmaceutico.

La vendita online di farmaci con obbligo di prescrizione è vietata

Nell’ordinamento italiano la vendita online di farmaci è consentita unicamente per i farmaci senza obbligo di prescrizione (Sop) e i farmaci da banco (Otc), inseriti in un apposito elenco (si può verificare anche sul sito internet dell’Aifa).

La disciplina è prevista, infatti, dall’art. 112 quater del Decreto legislativo 219/2006, ed esclude la vendita online di farmaci con obbligo di prescrizione medica.

La vendita di farmaci online, in ogni caso, è consentita unicamente al dettaglio, mentre è esclusa la vendita all’ingrosso.

Vendita di farmaci online: il fenomeno va controllato

Come per l’utilizzo dei social network è necessaria un’educazione ai rischi che si corrono, in particolare per quanto riguarda i minori, allo stesso modo è necessario educare il consumatore a non affidarsi acriticamente alla rete per acquisti “seri” e, in particolare, per quello che riguarda il settore dei medicinali e sanitario in genere.

All’epoca della Covid-19, peraltro, non stupisce che soggetti senza scrupoli abbiano provato a basarsi sulle paure di persone, magari fragili, che cercavano cure “miracolose”, per approfittarsene.

Per questa ragione è necessario che i Nas intervengano in maniera massiccia anche sul commercio online, tradizionale campo d’azione della Polizia Postale.

Conclusioni

L’e-commerce farmaceutico, come tutto il commercio online, è destinato ad aumentare, e non è inverosimile ipotizzare, in futuro, la connessione diretta tra il sistema operativo del medico che prescrive il farmaco ed il sistema di distribuzione dei medicinali attraverso le farmacie, fisiche o virtuali.

Un simile sistema, naturalmente, dovrebbe essere impostato con un livello di tutela dei dati personali elevatissimo, ma potrebbe portare ad un risultato operativo apprezzabile, ossia confinare l’abusivismo del settore farmaceutico al Dark Web.

Una tale compressione determinerebbe, necessariamente, anche una minor diffusione del fenomeno, attese le difficoltà di accesso al Dark Web di un numero elevatissimo di utenti, come accade, necessariamente, con l’accesso ai browser ordinari.

 

Fonte: CyberSecurity360