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La firma digitale come compimento della nuova gestione documentale

L’obiettivo è chiaro: fare in modo che il workflow documentale possa continuare a fluire velocemente, senza nessun ostacolo.
Mancanza di spazio per gli archivi cartacei, lavoro in mobilità e da casa, necessità di accedere sempre a qualsiasi documento, attacchi hacker, riduzione dell’impatto ambientale: queste sono solo alcune delle tematiche da tenere in considerazione quando ci si approccia al concetto di dematerializzazione e digitalizzazione del documento cartaceo per rispondere all’esigenza delle aziende di raccogliere, analizzare, catalogare e archiviare una grande mole di informazioni.
La presenza di un sistema di firma digitale sicuro e affidabile è, in questo contesto, una componente centrale, conditio sine qua non della gestione documentale e della relativa digitalizzazione aziendale, al di là di quanto peraltro imposto a livello normativo.

I vantaggi della firma digitale

Per contratti d’assunzione, per sottoscrivere un ordine, per confermare dei documenti di trasporto, per le indispensabili informative per la privacy: la firma digitale viene utilizzata sempre più spesso, per le attività più differenti.

I vantaggi, infatti, sono molti. Si pensi al minore spreco di tempo, alla semplificazione e all’ottimizzazione dei processi per la raccolta delle firme, nonché al valore aggiunto che si può costruire nei confronti di un cliente quando si offre la possibilità di concludere un contratto a distanza, con pochi clic.
A rendere possibile e vantaggioso l’utilizzo di questo strumento di sottoscrizione sono le sue tre caratteristiche fondamentali, ovvero la possibilità di assicurare per il documento firmato digitalmente:

• legalità;
• integrità – in quanto un documento con una firma digitale non può più essere modificato;
• autenticità del firmatario.

Questi, però, sono termini piuttosto vaghi: come deve essere una firma digitale per poter essere giuridicamente valida, e quindi per poter portare a compimento il processo di gestione documentale?

I criteri fondamentali di una firma elettronica

Quali sono i requisiti tecnici di una firma digitale affinché risulti del tutto valida sia a livello legale che a livello fiscale e civilistico? Il modello a cui guardare è quello della firma elettronica qualificata, ovvero il tipo di sottoscrizione digitale più potente, riconosciuto a livello europeo.

L’aggettivo “qualificata” è da attribuire agli specifici contratti sui quali la firma stessa si basa. Dietro di essa ci deve essere quindi un prestatore di servizi fiduciari qualificato, nonché un dispositivo di firma anch’esso qualificato. Si parla nella maggior parte dei casi di chiavette USB, oppure di smart card o di token, per mezzo dei quali il sottoscrittore può firmare un documento informatico in piena sicurezza, a distanza – da PC, da smartphone o da tablet – così da sottomettere la firma digitale alla convalida e alla successiva archiviazione.

Nel momento in cui la gestione delle firme soddisfa tutti i criteri richiesti, e quindi a partire da una firma digitale efficace, rapida, semplice da utilizzare e con pieno valore giuridico, il passaggio verso dematerializzazione e conservazione sostitutiva diventa pressoché automatico.

 

Fonte: AziendaDigitale.it

Digitalizzazione e consulenza: quale futuro per il commercialista?

Quale sarà il futuro della professione del commercialista?

Negli ultimi anni questa è stata una domanda ricorrente. Tutto è iniziato nel 2015, con l’introduzione del 730 precompilato e, in particolare, con le successive aggiunte di detrazioni, di spese e di ulteriori specifiche, che hanno portato ad un 730 praticamente completo, con soltanto un numero ristretto di modifiche da apportare.

Il secondo grande passo è stato fatto più di recente, con l’introduzione della fattura elettronica obbligatoria. Certo, sotto alcuni aspetti questo meccanismo può essere ancora aggiustato dall’Agenzia delle Entrate, e la gestione dei rapporti con il Sistema di Interscambio continua ancora oggi a chiamare in causa la figura del commercialista. Ma il sentiero è tracciato: si è sempre più vicini a una gestione potenzialmente autonoma delle fatture elettroniche e dei bilanci aziendali, grazie soprattutto allo sviluppo di software gestionali sempre più completi.

Ecco quindi che il quesito circa il futuro del commercialista diventa centrale, e scottante. Si tratta forse di una professione destinata a scomparire nel tempo? I progressivi automatismi messi in campo dall’Agenzia delle Entrate porteranno a un veloce declino degli Studi?

La risposta è no: la professione del commercialista è destinata a durare a lungo. A patto, ovviamente, di evolversi.

Come deve essere il commercialista del futuro?

In molti l’hanno già definito “Commercialista 2.0”. Ma quali sono, allora, le direzioni concrete verso cui il commercialista deve evolversi?

Il timore dei professionisti è quello di doversi trasformare in qualcosa che ha poco a che fare con l’attività contabile tradizionale, con l’obbligo di diventare una figura a metà strada tra un consulente d’azienda e un esperto di digital trasformation. Non è esattamente così – anche se sì, questi elementi saranno entrambi fondamentali nel futuro del commercialista.

Il commercialista diventerà un consulente?

Il commercialista del futuro non sarà un puro consulente ma metterà a disposizione le proprie competenze per supportare gli amministratori aziendali nel prendere le migliori decisioni per quanto riguarda il controllo di gestione.

Si tratta certamente di un’opportunità da non perdere, che non snatura il ruolo del commercialista come esperto strategico in aspetti contabili, finanziari e giuridici nella gestione economica dell’azienda.

Nonostante sia possibile che il commercialista non possieda tutte le conoscenze tecniche necessarie per offrire un servizio completo ai propri clienti, questo non rappresenta un limite insormontabile. Esiste infatti la possibilità di ampliare le competenze dello Studio tramite l’inserimento di nuove figure professionali, o anche semplicemente esternalizzando determinati servizi. L’importante è muoversi seguendo una precisa visione strategica, sfruttando software innovativi per organizzare al meglio i dati dei clienti ed eseguire le analisi necessarie in modo semplice e veloce.

Il rapporto tra commercialista e digitalizzazione

La chiave dell’evoluzione digitale del commercialista sta nella sua capacità di utilizzare al meglio i dati disponibili per fornire ai clienti le giuste risposte. Questo non vuol dire che gli Studi del futuro debbano trasformarsi in agenzie informatiche, avvalendosi di competenze digitali di alto livello, dovendo cercare nuove risorse non più nelle facoltà di economia ma in quelle di informatica. Assolutamente no: con i gestionali contabili e fiscali di ultima generazione è infatti possibile importare ed elaborare dati in modo automatico, semplice e rapido.

Pertanto sì, esiste certamente un dinamico e brillante futuro per il commercialista: l’importante è evolversi affidandosi a soluzioni software innovative!

 

Fonte: ProfessionistaDigitale.it