Da Immuni alla tedesca CovApp. La pagella di AlgorithmWatch stronca le app anti covid

L’efficacia sarebbe dubbia e a volte mancherebbe anche la trasparenza. Il nuovo rapporto di AlgorithmWatch, organizzazione no-profit con sede a Berlino, mette sotto accusa le app anti pandemia per il tracciamento dei contatti. O meglio, sottolinea come l’uso dell’automazione nei processi decisionali durante l’emergenza sanitaria avrebbe prodotto risultati discutibili.

“La nostra è un’analisi che cerca di restituire un quadro di massima dell’impiego di processi automatici per affrontare il covid, iniziando dalle app per il tracciamento della prossimità”, spiega Fabio Chiusi, uno dei firmatari della ricerca che copre sedici Paesi dell’area europea. Dalla Svizzera alla Norvegia, dalla Spagna alla Grecia fino all’Italia, per AlgorithmWatch gli strumenti tecnologici messi in campo sono stati realizzati con troppa fretta senza pensare ai rischi che comporterebbero.

Del resto, la stessa no-profit tedesca nasce dalla volontà di “valutare e far luce sui processi decisionali algoritmici che hanno una rilevanza sociale”, ovvero su tutti quei sistemi digitali che vengono impiegati per prevedere o indirizzare l’azione umana o ancora che possono prendere decisioni automaticamente. Non si guarda solo alle forme di intelligenza artificiale usate in ambito pubblico, ma anche alle semplici raccolte dati senza l’intervento umano. In inglese viene chiamato “automated decision-making” (Adm) e la paura di AlgorithmWatch è che si possa scivolare in un baratro alla 1984, il romanzo di George Orwell, se non si fa attenzione.

L’Europa però nella sua quasi totalità, se escludiamo casi come la Polonia e l’Ungheria, questo rischio non lo ha corso. Le linee guida della Commissione sulle app per il tracciamento, messe a punto a partire dell’8 aprile, hanno posto subito la questione del rispetto della privacy, della volontarietà, della raccolta dati decentralizzata, degli standard da adottare in modo che le app dei diversi Paesi fossero compatibili fra loro. “La paura iniziale che fossero il cavallo di troia per far passare il modello cinese di un controllo sociale basato sugli algoritmi si è rivelata infondata”, conferma Chiusi. “Ma questo non vuole dire che siano soluzioni che hanno funzionato”.

In realtà per funzionare davvero queste app avrebbero dovuto esser istallate da almeno metà della popolazione e questo non è avvenuto da nessuna parte anche se per motivi diversi. In Inghilterra, Liechtenstein e Norvegia, le cugine di Immuni sono state abbandonate perché sviluppate male o per l’essersi dimostrate troppo invasive. In Italia siamo ancora a cinque milioni di download, che significa il 13 per cento degli italiani che la possono istallare. La situazione è migliore in Germania dove CovApp è stata scaricata da un quarto della popolazione, che però è ancora poco. La francese Stop Covid invece non ha superato i due milioni di utenti. In Belgio useranno il modello tedesco e la app dovrebbe vedere la luce a fine settembre. In Estonia potrebbe arrivare prima, così come in Olanda.

Più che il fallimento tecnologico, almeno allo stato attuale, il quadro che emerge dalla ricerca è una conferma da un lato della poca fiducia nelle istituzioni che ha generato un tasso elevato di diffidenza, dall’altro il miraggio di avere un’app volontaria istallata su più della metà degli smartphone in ogni Paese. Obbiettivo davvero difficile da raggiungere.

Per AlgorithmWatch importa però il quadro di fondo: siamo in una società nella quale si adotterebbero con troppa superficialità strumenti digitali mentre alla fine il contenimento della pandemia è stato fatto dalle tradizionali strutture sanitarie e dall’adozione del distanziamento sociale e dell’uso della mascherina. Vivremmo in pratica in quello che Evgeny Morozov, sociologo dei nuovi media, chiama “tecno soluzionismo” fin dal 2014. Con l’aggravate di una classe politica che di digitale spesso sa poco e quindi fraintende spesso pericoli e potenzialità. Tornando alle app per il tracciamento dei contatti, un filosofo come Luciano Floridi ricordava di recente che siamo solo al primo passo in una pandemia che sembra essere destinata a durare. E’ una dei tanti strumenti che possono aiutare a contenere la pandemia ed è altrettanto ovvio che per arrivare alla soluzione migliore si compiano degli errori.

 

Fonte: Repubblica Tecnologia