Crisi occupazionale, il ruolo del consulente del lavoro torna cruciale

Massimizzare le potenzialità imprenditoriali attraverso una gestione ottimizzata dei collaboratori aziendali, gestire con efficacia l’inquadramento del personale dipendente e il lavoro in mobilità, elaborare paghe e contributi in modo preciso e puntuale. Il tutto con un servizio di fiducia e continuo.

Sono queste le attività che, in estrema sintesi, qualificano il ruolo del consulente del lavoro presso le aziende clienti. Un ruolo che oggi risulta doppiamente centrale, dal momento che la pandemia da Covid-19 ha provocato una grave crisi occupazionale.

In questo scenario è fondamentale per le aziende italiane poter contare sulla consulenza di professionisti preparati, forti delle competenze e degli strumenti adatti per affrontare al meglio le nuove sfide e supportare le imprese verso la fase di ripresa.

I numeri della crisi occupazionale del 2020

A partire dai dati Istat sulle Forze Lavoro, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha realizzato un focus intitolato Gli effetti della crisi sull’occupazione: un primo bilancio settoriale. Da questo studio emerge che, nei dodici mesi tra giugno 2019 e giugno 2020, il mercato del lavoro del nostro Paese ha conosciuto un vero e proprio crollo dell’occupazione, con 841 mila occupati in meno, segnando così un -3,6% rispetto all’anno precedente.

Non serve essere degli 007 per individuare il momento in cui è iniziato questo tracollo: la drammatica primavera del 2020, che a partire dal lockdown ha inflitto un colpo fortissimo all’intero sistema.

Come sottolinea la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, c’è un settore – quello dei servizi – che più di altri ha accusato il colpo sul lato occupazionale. Si tratta di una macro-area dell’economia italiana che da sola ha registrato una perdita di ben 810 mila occupati, più del 96% del totale.

Per cercare di fermare questa emorragia è subentrato il blocco dei licenziamenti: l’esecutivo sembra deciso a prolungare questa misura eccezionale fino al 31 gennaio 2021, al pari dello stato di emergenza, con una proroga parallela della cassa integrazione.

I settori più in difficoltà sono turismo, ristorazione e commercio

A pagare lo scotto più alto è stato il settore del turismo, segnato dalla perdita occupazionale di 246 mila unità, delle quali 158 mila riconducibili al mondo della ristorazione. Decisamente negativo il bilancio anche per il commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una riduzione di 191 mila unità, e per i servizi alle imprese, che registrano 103 mila occupati in meno. È andata meglio all’industria, che nei 12 mesi presi in analisi ha subìto un taglio di “soli” 10 mila occupati.

In percentuale, emerge una riduzione di occupati del 28,3% nel settore dei servizi ricettivi, del 18,6% in quello della selezione del personale, del 16,7% nel settore dei servizi domestici, del 15,7 nel settore del supporti alle imprese, del 14,9% nel settore della produzione cinematografica e, infine, del 13% nel mondo della ristorazione.

Ci sono anche settori in controtendenza, che registrano una crescita occupazionale. Il settore delle costruzioni per esempio può vantare un aumento di 20 mila occupati, con un balzo in avanti dell’1,5%; da sottolineare anche la crescita del 12,2% nei servizi legati alla fornitura di energia elettrica e del 9,8% nei servizi di informazione.

Come ha sottolineato Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, questi dati «divengono utili se letti in chiave propositiva. Se, cioè, ci aiutano a focalizzare dove indirizzare energie e investimenti. Per questo diviene importante saper sfruttare bene le risorse messe a disposizione dal Recovery fund, mettendo a sistema le competenze di chi, per professione e formazione, conosce il mercato del lavoro e può contribuire al meglio alla realizzazione di progetti per il rilancio del Paese».

Il ruolo centrale del consulente del lavoro

In questo scenario, come sottolineato anche da Calderone, la competenza del consulente del lavoro, grazie anche alla sua conoscenza del mercato, diventa un passaggio fondamentale per la ripresa delle imprese e più in generale del Paese. Gli imprenditori hanno bisogno di risposte immediate e concrete per gestire l’emergenza in corso e la conseguente fase di rilancio, a partire dalla corretta interpretazione delle norme emanate in queste settimane.

Per i consulenti del lavoro si manifesta dunque la necessità di mettere la consulenza a valore aggiunto saldamente al centro dell’attività di studio, senza comunque trascurare le attività tradizionali, come ad esempio il payroll.

All’aumento delle esigenze di gestione dei clienti si sommano il costante aggiornamento legislativo e la crescente concorrenza del settore: il ruolo di consulenti del lavoro, commercialisti e di tutti coloro che offrono servizi per la gestione del personale deve evolversi e crescere in efficienza, per configurarsi come consulenza strategica a supporto del business del cliente.

Per questo è importante investire in tecnologie, ad esempio con base dati unica, che evitano la duplicazione dei dati ed errori, aumentando l’efficienza dei processi con notevoli risparmi di tempo.
Infine sono utili strumenti per ottimizzare i processi interni (soluzioni di Business Process Management, gestione documentale, rendicontazione dei progetti, agenda, e così via) e per pubblicare documenti, condividere informazioni e collaborare con le aziende clienti.

Dotarsi dei migliori software per l’elaborazione di buste paghe web è il primo passo per liberare tempo e risorse da dedicare alla consulenza vera e propria, così da poter fornire alle imprese il supporto di cui hanno bisogno in un passaggio storico così complicato.

 

Fonte: ProfessionistaDigitale